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fotografie tratte da "Io e la città insieme agli altri"
Rapallo 2006
© Mario Cresci
       

Note autore:

Quando incontriamo una persona che non vediamo da anni, si prova spesso un senso di spiazzamento della memoria, una specie di spaccatura tra l’immagine virtuale elaborata nel tempo e quella della presenza improvvisamente materiale del soggetto. Ciò avviene anche per l’altro e porta immancabilmente una ricerca istintiva di senso delle cose da dirsi per non rivelare il reciproco imbarazzo. In pochi attimi entrano in crisi le immagini che si avevano di quella persona e con esse i pensieri e le sensazioni che erano rimaste sino allora intatte nei ricordi.
Ho provato la stessa sensazione rivedendo tanti anni dopo Rapallo, una piccola e luminosa città di mare e di terra, frequentata negli anni della mia adolescenza quando abitavo a Chiavari e poi con mia madre a Santa Margherita Ligure. E’ stato ed è stato come ritrovare un luogo conosciuto in altri tempi ma non con nostalgia e nemmeno con rimpianto quanto piuttosto con uno sguardo nuovo nato dalla fusione di quell’immagine virtuale che era nella mia mente e il soggetto materiale del mio rivedere. “Io e la città insieme agli altri” potrebbe essere il titolo del mio lavoro delle riprese fotografiche che Andrea Botto mi ha invitato a realizzare per la prima edizione di una piccola, ma importante, iniziativa culturale dedicata alla fotografia contemporanea. Io e la città insieme agli altri perché credo che attraverso questa ricerca si possa fare una sintetica ma profonda riflessione sull’atto della “transazione” che avviene tra due o più parti e che si potrebbe definire secondo Henochsberg, “…come l’incontro riuscito tra storia, affinità, desideri, costrizioni, costumi e tensioni, come una forma di relazione umana, un pretesto destinato a produrre una relazione”.
A Rapallo ho cercato di capire come questo mio rivedere i luoghi d’affezione di un tempo e l’incertezza del processo di transazione che si stava verificando tra me e la città intesa come forma viva, si sono risolti poi in uno scambio di conoscenza. Ho fotografato pensando alle “Città invisibili” di Calvino e a Duchamp quando scrive che “Sono gli spettatori che fanno i quadri” per una nuova mappa del sapere costituita non solo dagli appunti visivi ma anche disegnata dal progetto del viaggiatore-fotografo. In tal senso le immagini che ho realizzato a Rapallo al di là del loro esito estetico, sono forse un modo per ritrovare e rivedere me stesso in una realtà urbana e in una condizione sociale ben diverse da quelle dei miei ricordi, quando era ancora possibile sentirsi soli con la natura percorrendo a piedi la costiera tra Santa Margherita e Rapallo. Oggi ci sono “gli altri” sempre più numerosi, gli abitanti temporanei che si mescolano con i nativi e che entrano negli spazi della città e del territorio modificandone il tessuto sociale e il paesaggio.


Mario Cresci

 


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