Quando incontriamo una persona che non vediamo da anni, si prova
spesso un senso di spiazzamento della memoria, una specie di spaccatura
tra l’immagine virtuale elaborata nel tempo e quella della
presenza improvvisamente materiale del soggetto. Ciò avviene
anche per l’altro e porta immancabilmente una ricerca istintiva
di senso delle cose da dirsi per non rivelare il reciproco imbarazzo.
In pochi attimi entrano in crisi le immagini che si avevano di quella
persona e con esse i pensieri e le sensazioni che erano rimaste
sino allora intatte nei ricordi.
Ho provato la stessa sensazione rivedendo tanti anni dopo Rapallo,
una piccola e luminosa città di mare e di terra, frequentata
negli anni della mia adolescenza quando abitavo a Chiavari e poi
con mia madre a Santa Margherita Ligure. E’ stato ed è
stato come ritrovare un luogo conosciuto in altri tempi ma non con
nostalgia e nemmeno con rimpianto quanto piuttosto con uno sguardo
nuovo nato dalla fusione di quell’immagine virtuale che era
nella mia mente e il soggetto materiale del mio rivedere. “Io
e la città insieme agli altri” potrebbe essere il titolo
del mio lavoro delle riprese fotografiche che Andrea Botto mi ha
invitato a realizzare per la prima edizione di una piccola, ma importante,
iniziativa culturale dedicata alla fotografia contemporanea. Io
e la città insieme agli altri perché credo che attraverso
questa ricerca si possa fare una sintetica ma profonda riflessione
sull’atto della “transazione” che avviene tra
due o più parti e che si potrebbe definire secondo Henochsberg,
“…come l’incontro riuscito tra storia, affinità,
desideri, costrizioni, costumi e tensioni, come una forma di relazione
umana, un pretesto destinato a produrre una relazione”.
A Rapallo ho cercato di capire come questo mio rivedere i luoghi
d’affezione di un tempo e l’incertezza del processo
di transazione che si stava verificando tra me e la città
intesa come forma viva, si sono risolti poi in uno scambio di conoscenza.
Ho fotografato pensando alle “Città invisibili”
di Calvino e a Duchamp quando scrive che “Sono gli spettatori
che fanno i quadri” per una nuova mappa del sapere costituita
non solo dagli appunti visivi ma anche disegnata dal progetto del
viaggiatore-fotografo. In tal senso le immagini che ho realizzato
a Rapallo al di là del loro esito estetico, sono forse un
modo per ritrovare e rivedere me stesso in una realtà urbana
e in una condizione sociale ben diverse da quelle dei miei ricordi,
quando era ancora possibile sentirsi soli con la natura percorrendo
a piedi la costiera tra Santa Margherita e Rapallo. Oggi ci sono
“gli altri” sempre più numerosi, gli abitanti
temporanei che si mescolano con i nativi e che entrano negli spazi
della città e del territorio modificandone il tessuto sociale
e il paesaggio.
Mario
Cresci