mario cresci

   

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Nato a Chiavari (Ge) nel 1942, dalla fine degli anni Sessanta ha sviluppato un complesso corpo di lavoro che varia dal disegno, alla fotografia, all’installazione. Il suo lavoro si è sempre rivolto ad una continua investigazione sulla natura del linguaggio visivo usando il mezzo fotografico come pretesto opposto al concetto di veridicità del reale. Autore, tra i primi in Italia della sua generazione, di un’opera eclettica all’interno della ricerca fotografica in cui le analisi della percezione visiva e della forma del pensiero fenomenico, acquisite al Corso superiore di Industrial Design di Venezia sotto la guida di Italo Zannier, si confrontano negli anni Settanta con l’esperienza diretta del lavoro sul campo in ambito etnico e antropologico delle regioni del Mezzogiorno italiano. Dalla fine degli anni Settanta si dedica anche all’insegnamento come attività di esperienza creativa condivisa con gli altri e intesa come parte integrante del suo lavoro d’autore, nella convinzione che l’opera d’arte può consistere in un dispositivo formale che genera relazioni tra le persone. Nel 1969 realizza un’installazione fotografica, forse la prima in Europa, alla Galleria “Il Diaframma” di Milano esponendo, nel rapporto tra produzione e consumo, un migliaio di cilindri trasparenti contenenti altrettante fotografie anch’esse trasparenti intese come frammenti del consumismo di allora nel dualismo tra immagini della ricchezza e della povertà. Nel 1968 e 1969, tra Roma e Parigi, collabora con la Galleria l’Attico ed entra in contatto con Pascali, Mattiacci, Patella e Kounellis, realizzando una serie di performance urbane con due nastri fotografici di contenuto sociale e aderenti all’idea del teatro di strada. Nel 1974 alcune sue fotografie sono state acquisite dal Moma di New York, altre opere sono nella collezione della GAM di Torino, in quella di Marella Agnelli a New York e del CSAC dell'Università di Parma. Dagli anni Ottanta ad oggi, dopo aver diretto per dieci anni l’Accademia Carrara di Bergamo e aver organizzato numerosi eventi culturali dedicati ai giovani artisti come “Arte e Impresa”, “Clorofilla” e il Convegno “Accademie in Europa”, riprende il suo lavoro d’autore su problematiche come: l’appropriazione, lo slittamento di senso, variazioni e analogie in cui l’estetica della fotografia rifiuta la logica dello spettacolo e della ricerca del consenso per restituire un modo di sentire e vedere il mondo come esperienza da condividere. Nel 2004 si è tenuta alla Galleria d’arte Moderna e Contemporanea di Torino la sua prima mostra antologica, “Le case della Fotografia, 1966-2003” a cura di Piergiovanni Castagnoli e testi di Roberta Valtorta, Christian Gattinoni, Claudia Zanfi e Alberto Veca. Ha esposto in alcune edizioni della Biennale di Venezia tra le quali “Muri di carta, fotografia e paesaggio dopo le avanguardie” (1993) a cura di Arturo Carlo Quintavalle. E’ docente a contratto all’ISIA di Urbino, all’Accademia di Brera, alla Supsi di Lugano, alla Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, all’Orientale di Napoli e al Politecnico del Design di Milano. Ha pubblicato numerosi saggi, studi e ricerche visive dedicati alla fotografia, alla grafica e alla comunicazione visiva.

 


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