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Estratti da una parafrasi La pubblicazione Le fotografie

Vedove widows è un progetto che Takashi Homma ha realizzato mettendo insieme un immaginario fotografico estremamente eterogeneo: i ritratti di undici vedove che ha ripreso nell’estate del 2009; immagini di contesti urbani e naturali di Rapallo e Genova così come interni delle abitazioni in cui ha incontrato i suoi soggetti; fotografie scattate alle istantanee conservate nei cassetti e negli album di famiglia delle stesse vedove.

Questo materiale è stato messo in pagina da Homma mescolando fra loro le differenti tipologie di fotografie e plasmando un magma visivo e narrativo che sovrappone la sua figura ai numerosi autori che prima di lui hanno scattato le immagini familiari qui riviste e reinquadrate. vedove widows è un’opera in cui la presenza di ciò che resta, fotografie e mogli, si scontra con l’assenza di quello che è stato, interrogandosi sullo spazio intermedio della memoria.

vedove widows è allo stesso tempo un poema sullo specifico della fotografia, scomposta e analizzata nei suoi elementi grammaticali, e sulla storia di undici donne. Lo scritto che segue in forma di parafrasi scaturisce dalla necessità di trattare unitariamente le immagini e il dispositivo metrico-grafico per la loro presentazione. Come ogni forma di traduzione, è insieme uno strumento di esplicitazione e annientamento dell’originale: al pari della fotografia, può servire per vedere quello che si trova sotto i nostri occhi.

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Nella pagina di sinistra ci sono due immagini, a destra una sola più grande. I soggetti della prima immagine sulla sinistra hanno tuttavia le stesse dimensioni di quello ripreso all’interno dell’istantanea di destra, che occupa una porzione inferiore del fotogramma.

Ogni immagine mostra parti di oggetti bruscamente tagliati dall’inquadratura: nella prima si intravvede a sinistra la carrozzeria di un’automobile; nella seconda ci sono in basso un vaso e una bottiglia, più in alto il bracciolo di una sedia di plastica bianca; nell’ultima un albero sbuca nel campo di ripresa dal margine di destra. Scriveva John Szarkowski a proposito dell’inquadratura in fotografia: “Era difficile che l’immagine fosse delimitata con un taglio netto. Figure o edifici o elementi del paesaggio apparivano troncati… Il fotografo guardava al mondo come se fosse un rotolo dipinto, che si fa scorrere da una mano all’altra, mostrando un numero infinito di tagli fotografici – di composizioni – a mano a mano che l’inquadratura prosegue”.

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Francesco Zanot guest curator