Rapallo Fotografia Contemporanea RFC Rapallo Fotografia Contemporanea RFC Rapallo Fotografia Contemporanea RFC Rapallo Fotografia Contemporanea RFC Rapallo Fotografia Contemporanea RFC Rapallo Fotografia Contemporanea RFC Rapallo Fotografia Contemporanea RFC Rapallo Fotografia Contemporanea RFC Rapallo Fotografia Contemporanea
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Giovanna’s Wedding_Il matrimonio di Giovanna, installazione
fotografia, testo scritto e plexiglas, 27x35x10 cm (particolare)
Enza Di Vinci

Enza Di Vinci è nata a Genova nel 1970. Ha studiato Architettura e si è laureata all’Università di Genova nel 1998. Ha scritto testi sull’Architettura e l’Arte contemporanea per libri pubblicati. Dal 2000 espone le sue opere in mostre personali e colletive. Dal 2004 realizza servizi curatoriali e progetti di allestimento per mostre d’arte. Hanno commentato la sua ricerca artistica: Carlo Carpanelli, Maura Macciò, Massimo Palazzi, Paola Valenti e Valentina Ottone Caserta. Tra le mostre principali: “Take away”, Galleria Studio 44, Genova, 2006; “Architettura in Liguria dagli anni Venti agli anni Cinquanta”, Palazzo della Borsa Nuova, Genova, 2004; “1970 Fiumara 2003”, Centro commerciale Fiumara e Villa Bickley, Genova, 2003; “Agorà. Grandi formati. Arte in piazza”, Bordighera (IM), 2003; “Human Work”, Ravenna, 2003.
Giovanna’s Wedding_Il matrimonio di Giovanna

Il racconto dietro lo scatto; lo scopo originario e la necessità della fotografia; i nomi delle persone ritratte ed il ruolo che avevano al momento in cui la fotografia fu commissionata, compongono la storia metaforicamente ‘impressa’ sull’immagine. Dietro alle fotografie persistono le storie. Nel caso delle foto familiari, queste storie si tramandano oralmente, all’interno del nucleo originario, attraverso le generazioni. Il corpus delle storie private diventa, oggi, una storia collettiva. L’autrice ricompone una fotografia antica, che appartiene alla sua famiglia ed il racconto che le è stato tramandato, di cui è custode. L’inserimento della parola scritta accostata alla fotografia, all’interno dello spazio fisico di una scatola trasparente, eleva il nome dei protagonisti ad un ruolo iconografico e riconosce alle diverse figure un’identità storico – sociale. L’opera restituisce una storia di donne del passato, evocativa di un clan quasi matrilineare celato nella società del tempo. Accostando i volti della fotografia ai nomi scritti nel racconto, l’autrice ‘ricuce’la microstoria familiare personale ed afferma la propria identità.